Camillo Guglielmo BIANCHI

L'ultimo degli organari classici italiani

Camillo Guglielmo Bianchi, lodigiano di origini, iniziò la sua attività di organaro presso la famiglia Serassi come semplice operaio. Presso di loro imparò l'arte organaria e divenne uno dei loro più valenti collaboratori.
Nel 1848, mentre si trovava con i Serassi a Novi Ligure per la costruzione dell' organo della Collegiata, incontrò l' anima gemella e, detta fatto, lasciò i Serassi, si stabilì a Novi Ligure e lì impiantò una fabbrica di organi.
Da questa sua bottega uscirono alcune decine di strumenti, per lo più collocati nelle chiese del Piemonte meridionale e della Liguria, tutti di ottima fattura e riconoscibili per l'accuratezza dell' intonazione e della timbrica, aspetti che già ne avevano fatto uno dei più esperti intonatori ed accordatori presso i Serassi.
Tutti i suoi strumenti sono caratterizzati da una solida tradizione classica italiana, maturata e consolidata dalla scuola serassiana; alcune differenziazioni, però, il Bianchi le applicò ai suoi strumenti per ciò che riguarda i ritornelli ed i raddoppi nelle file acute del Ripieno, e questo fa si che i suoi strumenti si differenzino notevolmente da quelli dei suoi maestri proprio per ciò che riguarda l'intonazione e la struttura dei Ripieni.

Camillo Guglielmo Bianchi si trovò ad operare proprio mentre avanzava la Riforma Ceciliana e, sicuramente, questo gli fu di notevole danno. Basti pensare che, nel 1890, proprio negli stessi giorni di Aprile in cui veniva inaugurato l' organo costruito da George William Trice nella chiesa dell' Immacolata di Genova, nella stessa città, a poca distanza, nella Cattedrale di San Lorenzo, egli stava ultimando la costruzione di un suo organo di modello e fattura classica. Inutile dire che, mentre l' inaugurazione dell' organo dell' Immacolata ebbe risonanza nazionale, dell' inaugurazione del suo strumento non parlò nessuno.
Si può così dire che, nello stesso luogo e nello stesso momento, in Italia si spegneva la grande tradizione organaria classica e si accendeva il rinnovamento che avrebbe portato l' organo italiano all' era moderna.

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