La Famiglia SERASSI

Gli ultimi organari classici in Italia prima della Riforma

La famiglia Serassi iniziò a costruire organi in Italia, precisamente in Bergamo, nel 1760, quando Giuseppe Serassi fondò una fabbrica di costruzione organi. La fabbrica passò da lui al figlio Luigi e, quindi al nipote Giuseppe II, che fu il più abile e rinomato organaro della sua epoca (1705-1817).
Giuseppe II ebbe cinque figli, Andrea, Carlo, Alessandro, Giuseppe Federico e Giacomo. Costoro proseguirono l'attività in una strettissima collaborazione, che li portò a firmare ognuno di essi strumenti che, in verità, erano frutto di tutti. Per questo motivo gli strumenti costruiti da questi organari vengono normalmente attribuiti ai 'Fratelli Serassi', proprio per significare che in ognuno dei loro strumenti erano presenti le caratteristiche di tutti loro.
Con tutta probabilità, la loro produzione fu la più massiccia nel campo dell'organaria classica italiana. I loro strumenti erano basati sulla più rigida tradizione fonica italiana, che affondava le radici direttamente negli antichi positivi e nei grandi gioielli del 1500 e 1600. Le loro creazioni, però, anche se a prima vista possono sembrare molto 'classiche', per la verità non lo sono. La famiglia Serassi fu sempre molto aperta, infatti, ad accogliere le novità dell'organaria europea, ma fu altrettanto attenta a non lasciarsene coinvolgere più di tanto. Prova ne è il fatto che, analizzando i loro strumenti nel corso degli anni, si nota una costante ma nondimeno molto prudente evoluzione, che si palesa prima di tutto nel campo dei registri. In effetti i Serassi piano piano arrivarono ad ottenere un perfezionamento di alcuni registri (in particolare le file del Ripieno, i Flauti e le Ancie) che non si riscontra negli altri paesi europei. Analizzando alcuni dei loro strumenti possiamo dire, senza timore di smentite, che forse essi raggiunsero il massimo della perfezione consentita dalle tecnologie di allora, senza però mai darlo a vedere troppo palesemente. Alcuni loro organi sono dei veri e propri capolavori di intonazione, di perfezione timbrica e di equilibrio fonico. Il fatto poi che essi fossero molto attenti a quanto succedeva negli altri paesi europei è dimostrato dal fatto che adottarono, migliorandole di molto, diverse innovazioni estere come, ad esempio, i registri spezzati, di provenienza spagnola. Ulteriore prova di questo è il fatto che i Serassi accolsero presso le loro botteghe gli organari francesi che erano fuggiti dal loro paese durante il cosidetto periodo del 'Terrore'; è indubitabile che da costoro essi ebbero tutte le informazioni possibili riguardo agli strumenti che venivano costruiti oltralpe e da costoro acquisirono, ad esempio, la tecnica della costruzione delle ancie forti, come la Bombarda, tecnica che essi raffinarono a tale punto che i registri ad ancia degli organi Serassi sono universalmente riconosciute come le migliori in assoluto, in alcuni casi ancora insuperate.

Se una colpa ebbero i Serassi, fu quella di 'perdere il treno' del passaggio dal classico al moderno. Rifiutando molte delle nuove tecnologie e chiudendosi in una specie di ristretta visione classica dell'organo, non si accorsero che i tempi stavano mutando e che il Mondo stesso cambiava più rapidamente di quanto fosse immaginabile. Questa fu la loro fine.
Siamo certi che se avessero recepito per tempo questa aria nuova, con il loro bagaglio di esperienza e di abilità sarebbero divenuti forse i più grandi organari del Mondo. Purtroppo ciò non fu, ed il compito di traghettare l'organo italiano dal classico al moderno se lo dovette assumere Carlo Vegezzi Bossi .

I Serassi lasciarono alcuni discepoli ed allievi, tra cui Giacomo Locatelli, i Lingiardi, i Delorenzi e Camillo Guglielmo Bianchi che, seppur continuando nella loro opera, non poterono mai anche solo minimamente eguagliarli e neppure essi si resero conto del nuovo che sopraggiungeva, rimanendo alfine schiacciati anch'essi da quel grande monopolizzatore che fu Bossi. Molti di essi dovettero chiudere bottega mentre altri dovettero piegarsi a farsi assumere come semplici operai presso gli altri organari che avevano intrapreso la strada della Riforma Ceciliana .

L'era dell'organo italiano classico era definitivamente chiusa.

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